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Itinerando di Stefano Venturi

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Donne: la Rete evidenzia il valore

La scorsa settimana (il 19/9) l’Osservatorio sui contenuti digitali ha presentato una ricerca Nielsen da titolo: “Digital de-generation? Un italiano su due nel prossimo futuro sara’ technofan?”

La ricerca e’ ricca di dati ed analisi che danno molti spunti interessanti. Uno di questi, che e’ stato ripreso da Magdi Allam sul suo sito e successivamente su Corriere.it, riguarda l’affermazione delle donne su Internet. Cio’ che emerge dagli articoli e’ in sintesi  che le donne si stanno affermando come le maggiori contributrici ai contenuti del web 2.0 (molto in sintesi).

Tutto cio’ non mi sorprende, infatti ricordo che quando ero adolescente, le ragazze erano sempre le piu’ attente agli stimoli esterni e piu’ ricche di contenuti interiori che spesso mettevano sui loro diari. Tutti ricordiamo la loro abitudine a tenere diari molto diversi tra loro, da condividere pero’ con le loro amiche…   …hanno iniziato loro i blog? L’attitudine al dialogo e’ forse il precursore del fenomeno della blogosfera odierna? I diari si sono trasformati in pagine personali sul web? 

Da sempre quindi le donne sono portatrici di una ricchezza interiore notevole, ma quando diventano “grandi” e si inseriscono nella  societa’ perdono terreno (a mio parere la societa’ odierna non da ancora le stesse opportunita’ che hanno gli uomini).

La domanda che mi pongo e’ dunque:  cosa ci stiamo perdendo come comunita’, non valorizzando la forza delle donne? Quali impedimenti ci sono nella nostra societa’ che  “tarpano” le ali al genere femminile? Cosa possiamo fare per abbattere questi ostacoli?

Commenti

Mi sono di recente posto le stesse domande e non credo di disporre di grandi risposte. Certo la rete, eccezion fatta per i blog, come hai evidenziato, ha ancora una connotazione fortemente maschile. Comprime i tempi e dilata gli spazi, spesso con l'enorme quantità di informazioni che ci riversa addosso non lascia il tempo di cogliere tutti quei dettagli che le donne sanno distinguere e ricordare con indubbia sensibilità e che costituiscono una componente a mio parere vitale della comunicazione.
Le donne si stanno appropriando della rete ma a modo loro. Un fenomeno in netta crescita in tutto il mondo, anche in Italia, (dove si è registrato un incremento del 35% di questa utenza) è quello delle mamme blogger. Le ex adolescenti, un po' grafomani, che scrivevano il diario segreto, adesso riversano pensieri, dubbi e anche lamentele su internet. Si è creata una grande e forte rete di solidarietà tra madri diverse che utilizzano il blog per confrontarsi, sfogarsi e anche ridimensionarsi. Negli Usa grazie all'ubiquità della lingua inglese, le prime mamme blogger, quelle on-line già da 3-4 anni, hanno un traffico vastissimo e con la pubblicità hanno anche incominciato a ricavare da questa attività un'interessante fonte di reddito. Nel nostro Paese siamo ancora "alle chiacchiere da parrucchiere" ma l'aspetto positivo è che il pubblico femminile ha imparato a forgiare la rete secondo le proprie esigenze.
Riporto una risposta data la scorsa settimana da Pippawilson - blogger conosciuta e riconosciuta - ad una domanda posta da Luca Conti durante il suo intervento a Human Network Live Effect: non esistono blog al femminile, o perlomeno non ha senso classificarli come tali. Forse il punto della questione è proprio questo: siamo ancorati al differenziare l'approccio femminile/maschile al mondo della tecnologia e del web. Personalmente credo che sottolineare una differenza d'approccio può da una parte essere un modo corretto di valorizzare l'apporto femminile, dall'altra rischia di evidenziare ancor più un divario dal mondo maschile. Il discorso a tutto campo invece è altra cosa: la parificazione delle opportunità è questione di ogni azienda e se ben ricordo l'intervento di Marina Salamon al Cisco Expo ... comincia dalla capacità e volontà delle aziende stesse la fair opportunity . La solidarietà femminile è certamente benvenuta ma se non sono le aziende a dare accesso alle pari opportunità per le donne, temo che la strada sia ancora lunga. Cosa si fa oggi nelle aziende per colmare il divario? Si desidera davvero colmarlo?